Quando un tendine fa male durante il movimento, la reazione più intuitiva è spesso una:

smettere di caricarlo.

Ma tra continuare a provocare continuamente il sintomo e mettere completamente a riposo una struttura esiste una terza possibilità:

modificare il modo in cui applichiamo il carico.

È qui che possono diventare utili gli esercizi isometrici.

Durante una contrazione isometrica il muscolo produce forza mentre l’articolazione rimane sostanzialmente ferma. Questo permette di applicare resistenza limitando il movimento articolare e rende l’isometria uno strumento facilmente modulabile durante alcune fasi della riabilitazione.

Ma attenzione.

Isometria non significa cura della tendinopatia.

E non significa nemmeno che il dolore debba necessariamente diminuire dopo pochi secondi.

La ricerca degli ultimi anni ci ha insegnato qualcosa di più interessante.

Cos’è una contrazione isometrica?

Durante un esercizio dinamico il sistema muscolo-tendineo produce forza mentre avviene un movimento.

Pensiamo, ad esempio, a un sollevamento del tallone oppure all’elevazione del braccio contro resistenza.

Nell’isometria, invece, chiediamo di produrre forza mantenendo una determinata posizione.

Un esempio che utilizzo in studio in alcuni pazienti con dolore di spalla è una spinta in abduzione:

  • gomito flesso;
  • braccio posizionato in un angolo tollerabile;
  • palla appoggiata contro il muro;
  • il paziente spinge contro la palla;
  • il braccio rimane sostanzialmente fermo.

Non stiamo quindi evitando il lavoro muscolare.

Stiamo modificando il modo in cui viene applicato.

Perché utilizzare l’isometria nelle tendinopatie?

Nelle fasi in cui il movimento è particolarmente irritabile può essere difficile introdurre immediatamente esercizi con grandi escursioni articolari o carichi elevati.

L’isometria offre una possibilità interessante:

produrre forza limitando il movimento.

Questo permette al fisioterapista di modificare facilmente:

  • posizione articolare;
  • intensità della contrazione;
  • durata;
  • numero di ripetizioni;
  • livello di dolore accettato durante l’esercizio.

Non significa però che l’isometria sia necessariamente superiore alle altre forme di esercizio.

Gli studi disponibili mostrano infatti una risposta molto variabile tra pazienti e tra differenti tendinopatie.

Per questo preferisco considerarla una possibile porta d’ingresso al carico, non una terapia universale.

L’isometria riduce davvero il dolore?

È probabilmente la domanda più interessante.

Uno degli studi che ha reso popolare l’utilizzo dell’isometria nelle tendinopatie è stato pubblicato da Rio e colleghi nel 2015.

In soggetti con tendinopatia rotulea, una sessione di contrazioni isometriche ad alta intensità produsse una marcata riduzione immediata del dolore, mantenuta anche nei minuti successivi all’esercizio.

Da quel lavoro è nata in parte l’idea:

“Hai dolore al tendine? Fai isometria per spegnerlo.”

Ma gli studi successivi hanno mostrato una realtà meno semplice.

Altri esperimenti sulla tendinopatia rotulea hanno trovato effetti analgesici più variabili e non sempre superiori agli esercizi dinamici.

E quando osserviamo altre regioni corporee il quadro diventa ancora meno uniforme.

In persone con dolore correlato alla cuffia dei rotatori, ad esempio, contrazioni isometriche dolorose e non dolorose non hanno prodotto lo stesso effetto analgesico osservato inizialmente nella tendinopatia rotulea. In quello studio il dolore aumentava temporaneamente dopo l’esercizio per poi tornare verso i livelli iniziali.

Uno studio sull’utilizzo dell’isometria a basso carico nella tendinopatia acuta della cuffia dei rotatori non ha inoltre mostrato un vantaggio evidente rispetto all’applicazione di ghiaccio nel breve periodo.

La conclusione pratica è importante:

L’isometria può ridurre il dolore in alcuni pazienti. Non possiamo promettere che lo farà in tutti.

La risposta va osservata.

Quindi 30 secondi sono la durata corretta?

Nel video associato a questo articolo utilizzo una contrazione mantenuta per circa 30 secondi.

È una scelta possibile.

Non è però una formula biologica universale.

Nel famoso studio sulla tendinopatia rotulea venivano utilizzate cinque contrazioni da 45 secondi ad intensità relativamente elevata.

Questo protocollo viene spesso ripetuto sui social quasi fosse una ricetta valida per ogni tendine.

Non lo è.

Un protocollo studiato sul tendine rotuleo di alcuni atleti non può essere automaticamente trasferito a:

  • cuffia dei rotatori;
  • tendine d’Achille;
  • epicondilo;
  • tendini glutei;
  • altri quadri clinici.

Durata e intensità devono essere adattate alla persona e all’obiettivo.

In alcuni casi utilizzerò 20–30 secondi.

In altri una contrazione più lunga.

In altri ancora potrebbe non esserci alcun motivo particolare per utilizzare l’isometria.

La prescrizione viene prima del numero scritto sul cronometro.

L’isometria non sostituisce il movimento

Questo è probabilmente il concetto più importante dell’intero articolo.

Se un paziente riesce a eseguire un esercizio isometrico con poco dolore, abbiamo ottenuto qualcosa di utile.

Ma non abbiamo completato la riabilitazione.

Un tendine deve progressivamente tornare a gestire:

movimento, forza, velocità e richieste funzionali.

Per questo l’isometria può essere inserita all’interno di una progressione:

isometria → esercizio dinamico → aumento della forza → richieste funzionali → ritorno all’attività

Naturalmente non è necessario che ogni paziente attraversi rigidamente tutte queste fasi nello stesso ordine.

Il principio è che il carico deve progredire.

Nella tendinopatia rotulea, un programma progressivo che comprendeva differenti modalità di carico ha prodotto risultati clinici migliori rispetto a un programma esclusivamente eccentrico a 24 settimane.

Anche nella tendinopatia achillea diversi programmi di carico progressivo, compreso l’heavy slow resistance, hanno mostrato miglioramenti clinici nel tempo.

Il messaggio quindi non è:

“Fai isometria.”

È:

“Trova una modalità di carico che puoi iniziare, poi costruisci da lì.”

E se durante l’esercizio sento dolore?

Un’altra convinzione frequente è che un esercizio terapeutico debba essere completamente indolore.

Non è necessariamente così.

In alcune tendinopatie può essere possibile tollerare una certa quantità di sintomo durante l’esercizio senza compromettere il recupero.

Per esempio, uno studio sulla tendinopatia achillea ha mostrato che continuare alcune attività sportive utilizzando un sistema di monitoraggio del dolore non peggiorava gli esiti rispetto alla sospensione dell’attività, all’interno di un programma progressivo di riabilitazione.

Questo non significa nemmeno l’opposto:

“Più fa male, più funziona.”

Il dolore è una delle informazioni che utilizziamo per dosare il carico.

Conta anche:

  • cosa succede nelle ore successive;
  • come reagisce il paziente il giorno dopo;
  • se la funzione sta migliorando;
  • se la capacità di carico aumenta progressivamente.

Il sintomo va interpretato, non semplicemente evitato o inseguito.

Il vero obiettivo non è diminuire il dolore per 30 minuti

Supponiamo che dopo una contrazione isometrica il dolore diminuisca immediatamente.

È utile?

Sì.

Ma la domanda successiva deve essere:

cosa facciamo con quella finestra?

Possiamo utilizzarla per introdurre:

  • movimento;
  • esercizio dinamico;
  • maggiore forza;
  • attività funzionali;
  • esposizione progressiva al gesto che prima risultava problematico.

Altrimenti rischiamo di trasformare l’isometria nell’ennesima tecnica passiva travestita da esercizio:

faccio qualcosa perché mi diminuisca temporaneamente il sintomo, ma non aumento mai ciò che riesco realmente a fare.

La riabilitazione dovrebbe puntare più lontano.

Il caso della tendinopatia di spalla

Nelle problematiche della cuffia dei rotatori l’esercizio rappresenta una componente centrale del trattamento conservativo.

Le linee guida cliniche pubblicate nel 2025 raccomandano infatti un approccio riabilitativo attivo per la tendinopatia della cuffia, pur senza identificare l’isometria come modalità universalmente superiore.

Questo è coerente con ciò che osserviamo negli studi.

Programmi con differenti forme di esercizio possono migliorare dolore e funzione, mentre non emerge una singola contrazione “speciale” che debba essere prescritta a tutti.

Nel mio esempio della spinta isometrica in abduzione contro una palla, quindi, il valore non sta nel fatto che quell’esercizio sia migliore degli altri.

Il valore è che può permettermi di:

scegliere una posizione tollerabile, applicare forza e osservare la risposta del paziente.

Se funziona, posso progredire.

Se non funziona, modifico la strategia.

Isometria nelle tendinopatie: cosa ricordare

L’isometria può essere uno strumento utile, soprattutto quando vogliamo introdurre o mantenere il carico limitando temporaneamente il movimento.

Ma dobbiamo evitare tre semplificazioni:

1. “L’isometria toglie il dolore.”
Può farlo in alcuni pazienti. Non in tutti.

2. “Cinque serie da 45 secondi sono il protocollo.”
È un protocollo studiato in un contesto specifico, non una prescrizione universale.

3. “Se l’isometria funziona, basta continuare quella.”
Il recupero richiede generalmente una progressiva ricostruzione della capacità di tollerare le richieste reali.

Il concetto finale è molto più semplice:

Il tendine non ha bisogno di riposo eterno.
Ha bisogno del carico giusto, nella dose giusta.

Fisioterapia per tendinopatie a Roma Balduina

Dolore alla spalla, tendine d’Achille, ginocchio, gomito e altre tendinopatie non richiedono necessariamente lo stesso esercizio né la stessa quantità di carico.

Nel mio studio di fisioterapia e osteopatia a Roma, zona Balduina, la valutazione serve a capire:

  • quali movimenti provocano i sintomi;
  • quale carico viene attualmente tollerato;
  • quali capacità sono diminuite;
  • quali attività devono essere recuperate;
  • da quale livello è possibile iniziare senza restare bloccati nel riposo.

Da lì è possibile costruire una progressione individuale.

L’isometria può essere uno degli strumenti.

Ma l’obiettivo finale rimane recuperare movimento, forza e funzione.

Hai un dolore tendineo che continua a tornare?

Se stai evitando determinati movimenti, hai difficoltà ad allenarti o il dolore continua a ripresentarsi nonostante riposo, stretching o trattamenti precedenti, puoi prenotare una valutazione fisioterapica nel mio studio a Roma Balduina.

L’obiettivo sarà capire quale carico riesci a tollerare oggi e come aumentarlo progressivamente.

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